
Serbia, ce l’hai quasi fatta, dirai tu, la vecchia Europa sta lì, a due passi, dall’altra parte del fiume, del bosco, del muro.
Di confini ne hai varcanti tanti, ma li ricordi tutti, hai camminato per migliaia di chilometri, attraversato deserti, superato montagne. Ora eccola, sta lì.
Ungheria, Croazia, e per qualcuno Bosnia, un confine più facile da attraversare, dirai tu, non devi entrare in Europa. Ma devi saper nuotare, e a volte non basta, a volte il fiume Drina ha cosi tanta fame che la corrente ti inghiotte senza che tu abbia il tempo di iniziare a muoverti. E allora Croazia, Ungheria, ma lì c’è la polizia, i pushback.
I che? I pushback, i respingimenti, quelli illegali. Ecco perché si chiama il game.
Il che? Il game, il gioco, sì, quello dell’oca. Pensavi di essere arrivato? Torna indietro di tre caselle. In una camionetta della polizia di frontiera, al buio, senza sapere dove ti stanno portando. Le costole scricchiolano sotto gli ematomi, cerchi di stare fermo, ti guardi le ferite sulle braccia, riflesse nel finestrino noti quelle sul capo.
Alle braccia sei abituato.
Ah si? Certo, ma la testa no, picchiare in testa è proprio da bastardi, è così che ti da il benvenuto la vecchia Europa, quella dei diritti, quella di Ventotene?
Hai gli occhi gonfi, ma secchi, hai smesso di piangere tanto tempo fa, la tristezza, ormai, è un privilegio che non ti puoi permettere. Sei arrivato. Dove? Lì, eccoti. Sei al centro di detenzione di Preševo, al sud della Serbia, da cui eri andato via giorni fa.
Alt, stai fermo per due turni.
Come viaggi? Da solo. Ma non è pericoloso? Perché, il gruppo protegge dalle botte di Frontex? No, ma i worker…
I che? Gli smuggler, i trafficanti, quelli di esseri umani.
E che fanno? Ti organizzano il viaggio, hai presente le agenzie da pacchetto completo? Volo, alloggio e attività tutto incluso. Sono di moda nella vecchia Europa. Ecco, mica solo lì. Cambia il contenuto, ma anche il risultato: viaggio a piedi, in dieci in un auto, o stipati nel retro di un camion. Alloggio di fortuna se paghi di più, jungle se non te li puoi permettere.
Che? Jungle, foresta, bosco, no? Se non puoi permetterti di pagare il servizio con un alloggio dormi lì.
Nella jungle? Sì, nella jungle. In tenda? Se te la puoi permettere.
E le attività? Ah le attività, imperdibili, fuggi dalla polizia, dalle botte dei manganelli, dai morsi dei cani. Morsi? Sì, morsi. Ma se paghi di più…
Cosa? Magari al cane mettono la museruola, magari l’auto su cui state viaggiando in dieci non la controllano, magari vanno a fumarsi una sigaretta al posto che allenarsi con i manganelli… Corruzione? Non vorrei essere accusata di calunnia da degli assassini…
E tu invece che facevi lì? Portavo umanità.
Come?
Con un sorriso, una stretta di mano, un bicchiere di tè.
Ma se devi scappare dai cani, dai manganelli, dalla morte, che te ne fai di questo?
Un sorriso ti ricorda che sei vivo, che anche se ti sembra di essere all’inferno, ha senso lottare per continuare ad esserlo.
Una stretta di mano ti ricorda che sei un essere umano, che c’è qualcuno al mondo che non se lo dimentica, non si gira dall’altra parte e viene qui proprio per passare del tempo con te, per giocare a carte, scambiare qualche battuta, ascoltare la tua storia.
Un bicchiere di tè caldo nella jungle ti ricorda che, come tutti gli altri esseri umani che se ne stanno al caldo nelle loro case, anche tu meriti la vita migliore che stai cercando.
Spero la troverai.
E allora buon viaggio, amico mio.
Ci vedremo all’arrivo.
Inshallah
